Cristina Portolano
VAV magazine - Hotel Sorriso, 2012 - Cristina Portolano VAV magazine - Hotel Sorriso, 2012 - Cristina Portolano

C. Portolano:
Il lettore stesso ha la capacità di arricchire e interagire con la storia che sta leggendo. Perciò non ho raccontato una realtà esterna precisa e non ho disegnato neanche quello che i protagonisti hanno vissuto tra quelle mura in un passato prima del tempo della storia, ma ho cercato invece di rappresentare la loro realtà interiore attraverso le loro azioni.

F. Cattani:
Il quotidiano dei personaggi va vissuto e conosciuto comunque, a prescindere dal fatto che il racconto sia di matrice intimista, piuttosto che d'avventura, di genere, o di super-eroi.

C. Portolano:
«[…]è indubbio che nella crescente opacità del fuori reso progressivamente neutro (puro corollario com'è del movimento, non-luogo a tutti gli effetti) lo spazio interno è messo a valore, baluardo che resiste a una dilagante indifferenza della geografia di segno globale. Luogo dove risiede la verità» (Geografie della memoria di Antonella Tarpino, Einaudi 2008). “Geografie della memoria” è un libro straordinario in cui ho trovato molti spunti per costruire la narrazione di “Hotel Sorriso”.

F. Cattani:
Nel caso di “Barcazza” la mia intenzione era di puntare la ‘telecamera’ su qualcosa di invisibile, raccontare il mondo complesso di ogni personaggio attraverso i sentimenti e le dinamiche sociali scaturiti in quel preciso e limitato contesto. In questo senso, uno svolgimento classico della sceneggiatura mi era solo d'intralcio.

Francesco Cattani
VAV magazine - Barcazza, 2010 - Francesco Cattani VAV magazine - Barcazza, 2010 - Francesco Cattani

C. Portolano:
Per me l'hotel è il luogo della memoria dei protagonisti ma allo stesso tempo chiunque sia andato, almeno una volta, in vacanza in una località sull'Adriatico (tra Rimini, Riccione o Cattolica) riesce a immedesimarsi in quelle atmosfere. Mentre legge la sua mente può viaggiare e rimandargli, per associazione, dei ricordi che aggiunti a quelli che emergono dalla storia, completano e rimandano l'immagine di una realtà che non ha mai un solo verso di lettura.

F. Cattani:
[…]un tuffo breve e voyeuristico in un piccolo mondo che vive ‘indipendentemente’ dal lettore può aprire strade e suggerire ragionamenti che una narrazione lineare classica non stimolerebbe. Una realtà chiusa, con un punto di partenza chiaro e un destino imprescindibile, non spinge il lettore a interpretare, a riempire i buchi con la propria esperienza, perché fornisce già tutti gli elementi sufficienti a saziarlo. Non lo costringe ad avere un punto di vista, diciamo.

Cristina Portolano
VAV magazine - Hotel Sorriso, 2012 - Cristina Portolano VAV magazine - Hotel Sorriso, 2012 - Cristina Portolano

C. Portolano:
L'intenzione non era di focalizzarsi sui ricordi, ma di porre l'attenzione sul luogo come «scrigno in cui i ricordi possono affiorare». Direi quasi che il protagonista di tutta la storia “Hotel Sorriso” è proprio l'hotel stesso.

F. Cattani:
[…]Penso che per raccontare una storia sia indispensabile conoscere i personaggi e l'ambiente in cui la storia si svolge, e il modo più normale per conoscere uno spazio e i suoi abitanti è calarcisi in mezzo e condividerne il quotidiano. In questo modo puoi osservare i desideri e le reazioni di ognuno di fronte a certi stimoli tipici, e diventa facile interpretarli e capirli. Dopodiché, se preferisci, puoi anche cestinare tutto e raccontare solo le avventure ‘epiche’ dei personaggi. Ma prima sarebbe opportuno mangiarci pasta e fagioli assieme, per così dire.

Francesco Cattani
VAV magazine - Barcazza, 2010 - Francesco Cattani VAV magazine - Barcazza, 2010 - Francesco Cattani
Cristina Portolano
VAV magazine - Hotel Sorriso, 2012 - Cristina Portolano VAV magazine - Hotel Sorriso, 2012 - Cristina Portolano

C. Portolano:
In pratica tutto ciò che viene disegnato in una storia è portatore di significato anche quando sembra sia solo un elemento funzionale. Quando disegno qualcuno che prende il caffé, che fuma una sigaretta, che accarezza un gatto o che sta quasi violentando una donna per me dietro all’azione, dietro a quel gesto, c’è tutto un mondo. C’è lo stato d’animo di chi quelle cose le fa e anche quello di chi le subisce.

F. Cattani:
Il paesaggio è attore tanto quanto gli altri elementi del racconto, non è uno sfondo di riempimento, è proprio parte della storia, quindi interagisce profondamente con i personaggi e li condiziona. Nello specifico di “Barcazza”, sicuramente è stato un alleato utile ad arricchire ulteriormente l'ambiguità umana. È come se i personaggi, spaesati e smarriti, cercassero con lo sguardo un riscontro tangibile della realtà…

C. Portolano:
Cerco di comunicare la condizione in cui sono quei personaggi in quel momento, in tutti i modi, anche con un fruscio o un clacson che viene da fuori. Guardando il soffitto a cosa pensano? Forse ricordano cose che non ci è dato sapere.[…]

F. Cattani:
Forse, in “Barcazza”, il paesaggio lo si può immaginare come uno specchio, in cui le intenzioni e i sentimenti dei protagonisti si riflettono. E dal modo in cui ognuno si guarda allo specchio si possono capire molte cose, come lo stato d'animo, le paure, l'opinione di sé…