Francesco Cattani
VAV magazine - Battuta di caccia, 2011/2013 - Francesco Cattani VAV magazine - Battuta di caccia, 2011/2013 - Francesco Cattani

F. Cattani:
Paradossalmente, quando mi si chiede di rappresentare direttamente l'impressione di una società, ricorro ai mostri… Ma non è retorica, è solo più facile parlarne prendendo le distanze, servendosi di simboli e metafore. E non è necessariamente una critica.

C. Portolano:
[…]Per me il muro, le grandi dimensioni, sono uno sfogo totale dove posso permettermi di non seguire nessun linguaggio preciso. Penso che la stessa libertà la prova Francesco quando disegna gli animali antropomorfizzati di “Battuta di caccia”, ma non saprei… avanzo un'ipotesi.

C. Portolano:
«[…]ci sono molti artisti che fanno davvero politica con i loro murales, ma io non pretendo di farla e non credo che tutti quelli che vogliono disegnare sui muri debbano sentire quest'‘obbligo’. Anche se è evidente che l'andare per strada è già di per sé un atto ‘politico’. E non è scontata la scelta di stare per strada piuttosto che concentrare le forze per esporre in una galleria. Credo che ci sia soltanto tanta voglia e molto bisogno di vedere più bellezza in giro, intorno a noi. Nei disegni sui muri ci si può permettere di essere molto liberi e diretti. Io cerco comunque di raccontare una storia. La storia di quel mostro o di quel pupazzone.

F. Cattani:
Mi hanno chiesto di fare satira per una rivista, “Il Male” di Vauro e Vincino. E questo è ciò che istintivamente ne è uscito, osservando e cercando di raccontare la condizione che viviamo attualmente in Italia. Non c'è tragedia né polemica, ma dinamiche efferate… sembra di muoversi in un mondo ormai alieno, senza educazione né autocritica.

Cristina Portolano
VAV magazine - Caserta, 2012 - Cristina Portolano VAV magazine - Caserta, 2012 - Cristina Portolano

C. Portolano:
E se il fumetto lo utilizzo per un'autoanalisi del reale, dipingendo in grande per strada me ne frego di analizzarmi e analizzarlo (il reale). Piuttosto cerco di disegnare cose belle che facciano o ridere o pensare. Dipingere non è solo immagine ma anche movimento e quanto più mi muovo e sudo e sforzo i legamenti, tanto più mi sembra di star facendo un buon lavoro (questo vale anche e sopratutto quando incido le lastre di zinco, il linoleum o il legno).[…]

F. Cattani:
In realtà, invece, questi mostri di “Battuta di caccia” sono estremamente educati e rispettosi, quanto meno nel loro istinto. Vivono appieno la loro condizione, senza lamentarsi. Una forma di nobiltà elegante, animale, credo. L'immaginario di “Battuta di caccia” comunque è nato alcuni anni prima, quando Matteo Stefanelli e Marco Cendron mi chiesero di illustrare la Zero Guida di Torino 2007.

C. Portolano:
Nel murales la pennellata è modulabile e le tracce dello schizzo preparatorio che è al disotto restano. Quest’ultimo mi piace lasciarlo anche nel fumetto, lì dove posso e dove mi sembra possa apportare un valore aggiunto alla storia. Il segno a matita, sporco, sotto il disegno ripassato a china mi piace. Mi piace lo sporco, ma anche il pulito. Sono bipolare su questo. Ma è più un’esigenza mia del momento che un’esigenza per la storia. […] Il tratto nero per me ha qualcosa di irresistibile. Di deciso e quindi sicuro un po’ come la sensazione del buio sotto le coperte.

F. Cattani:
Lo stile ha uno scopo narrativo, e come tutti gli altri elementi del racconto prende forma a seconda di quello che si vuole dire. Probabilmente è il canale più diretto per lo stato d'animo che la storia, che sto raccontando, mi trasmette. Testa e mano, immagino, traducono in movimenti più o meno precisi, più o meno decisi, il temperamento della narrazione.

Cristina Portolano
VAV magazine - Home, 2012 - Cristina Portolano VAV magazine - Home, 2012 - Cristina Portolano
Francesco Cattani
VAV magazine - Ex voto, 2007 - Francesco Cattani VAV magazine - Ex voto, 2007 - Francesco Cattani

C. Portolano:
Il mio segno nei fumetti è sempre vario. I murales mi suggeriscono un linguaggio più ‘simpatico’, più immediato, facile; uso toni più leggeri. Invece la tecnica dell’acquaforte mi obbliga alla concentrazione, a entrare nella storia con più forza. Per esempio per quanto riguarda “Hotel Sorriso” avevo già due ingredienti: la storia e l'incisione… li ho semplicemente combinati e questo mi rimandava le sensazioni che volevo. “Hotel Sorriso” è il primo fumetto che realizzo interamente con l'acquaforte. Questa tecnica, che già conoscevo, mi ha permesso di rendere un'atmosfera sospesa nel tempo che era ciò che desideravo.[…]

F. Cattani:
Finché ho cercato di creare contenuti tramite il segno non ho cavato un ragno dal buco. È solo quando ho abbandonato l'idea estetica del disegno (che comunque è un passaggio necessario, quando devi anche disegnare le storie che scrivi) che ho cominciato a vedere un senso nel mio lavoro. Il disegno nel mio caso è sempre l'espressione del contenuto, e mai il contrario. Semplicemente diciamo che cerco di non limitarmi, e di non voler a tutti i costi assomigliare a me stesso. A seconda della parte di me che chiamo in aiuto per affrontare un tema, un sentimento o una esperienza, la mano si esprime in un modo piuttosto che in un altro. È un approccio ‘emotivo’ in cui credo molto.

C. Portolano:
Il disegnarsi e l'autorappresentazione sono una costante del mio lavoro, ma non in maniera esplicita. Mi piace credere così. Ho iniziato ad autorappresentarmi in maniera del tutto terapeutica all'inizio. Disegnavo cose che vivevo, ma il personaggio che doveva essere me aveva sempre qualche tratto alterato. Se “scrittore autobiografico non è chi dice la verità su se stesso, ma chi dice di dirla” io non reputo di essere una scrittrice autobiografica. Non pretendo di raccontare la verità o la realtà, anche se all'inizio del mio percorso, credevo di sì. Adesso mi pongo meno limiti e ho capito che non sempre si raggiunge il proprio scopo di verità raccontando le cose così come sono successe.

F. Cattani:
Come per il paesaggio, anche i comprimari sono attori fondamentali. Di base forse c'è che non mi piace pensare che ci siano personaggi più o meno importanti. Se nel filo di luci natalizie si brucia una sola delle lampadine tutto l'impianto smette di funzionare… e bisogna andare in ferramenta a comprare un'altra lampadina.