VAV #2 Dimensione

Gli autori

Tellas

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Disegni

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[…] Già dal 2003 producevo ambient-dub, ma sotto un altro nome. Diciamo che da questa esperienza ho cercato di creare una parte sonora più legata al mio lavoro visivo. E “Progetto Abitare” è un po’ un’integrazione a questo.

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Non ho mai fatto una distinzione chiara tra forme espressive come pittura o musica: sono vie che prendo per cercare di comunicare delle idee e dei mondi che ho in mente. Una delle parti fondamentali per il mio percorso artistico risale a metà anni '90 quando vidi il film “Decoder” e venni in contatto per la prima volta con la cultura Industrial e i suoi personaggi chiave di fine '70 e inizio '80: Genesis e Throbbing Gristle, in particolare.

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Tellas + 108

Le 4eme Mur Festival, Niort / 2012

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Shape, Modena / 2011

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Comunque a fine anni '90 ho iniziato a fare esperimenti sonori con un programmino DOS, chiamavo i pezzi “larva” con un numero vicino, e fu in quel momento che mi venne l'idea di sostituire la mia tag con un numero, non l'aveva mai fatto nessuno credo, almeno nel giro dei graffiti, e poi tolsi le lettere conservando solo la forma vuota. Una cosa importantissima è che a fine '97 mi trasferii a Milano per studiare Design al Politecnico per la mia passione verso il Bauhaus. Così sono entrato in contatto con le avanguardie e in particolar modo lessi per la prima volta “Lo spirituale nell'arte” che ancora oggi per me rimane un testo fondamentale, forse il più grande!

 

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Mamuthones & Issohadores / 2014

Sardegna / 2013

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Katowice (con Moneyless) / 2012

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Quella mostra di Lodi è stata una bella esperienza, con Tellas mi sono trovato molto bene come sempre. Per me è sempre molto difficile lavorare con altri artisti fianco a fianco perché considero il mio lavoro molto personale e soggettivo, ma in quel caso tutto è andato benissimo, senza nemmeno dover discutere troppo sul da farsi, tutto ha funzionato bene in modo naturale.

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Ho sempre vissuto in città: Alessandria, anche se piccola, è stata una delle prime città pesantemente industrializzate d'Italia e una delle più sviluppate fino al secondo dopoguerra; oggi è in piena decadenza, ma ho sempre sentito il peso della città e del cemento e quando mi sono trasferito a Milano non è stato un grande cambiamento. A parte il costo della vita, quello che mi ha fatto tornare a casa, però, è stata la difficoltà che incontravo ogni volta che volevo fuggire dall'urbanizzazione: bisognava prendere il treno e fare molta strada e difficilmente si poteva arrivare in qualche posto poco antropizzato.

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Qui è diverso: prendo la bicicletta e in 15-20 minuti posso abbandonare la città, essere tra le colline del Monferrato, questo è importantissimo, mi ha salvato la vita molte volte. Inoltre i miei balconi sono protetti da molte piante che fanno scudo tra me e la città. Negli anni ho provato molti rampicanti, poi finalmente ne ho trovato uno che era di mia nonna: il Poligono Aubertii, una pianta perfetta, che in natura può essere infestante, che sopporta il sole d'estate ma anche il freddo (qui a volte scende sotto i -10 d'inverno) e copre tutto di verde appena arriva la primavera, amo molto questa pianta. Quando vado negli edifici abbandonati c'è questa situazione di cemento (inteso come architettura industriale) in decadenza che viene riconquistato dalla natura e con gli anni tutto torna naturale. Non so come spiegare esattamente quindi nominerò “Stalker”, un film che da solo spiega bene quello che intendo e molto di più, il rapporto con l'ignoto, l'esplorazione, il sogno e altro ancora. Uno dei più grandi film di sempre.

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