Shout
Shout Alessandro Gottardo - Summer Shout Alessandro Gottardo - Summer

Shout:
Certe cose nella costruzione del mio linguaggio visivo sono avvenute per gradi, tramite lo studio, la ricerca e il lavoro. Altre cose invece sono arrivate casualmente. La parte non casuale è sicuramente quella che vuole una mia immagine scevra di dettagli non utili ai fini del messaggio.

OZ:
Per me è molto importante comunicare, essere sinceri e dire delle cose interessanti.

Shout:
I campi lunghi, gli spazi attorno al soggetto, la tavolozza dei colori scarna, il colore rosso utilizzato nel dettaglio più importante dell’immagine sono tutte scelte atte ad accompagnare lo sguardo dello spettatore laddove voglio.

OZ:
Che lo si faccia con il linguaggio dei segni, con delle bandierine o con dei segnali di fumo, poco importa.

Shout:
Questo è stato possibile quando ho deciso che il messaggio, e non lo stile, doveva essere la cosa più importante nelle mie immagini. In qualche modo lo stile si è costruito attorno a questa idea. Negli anni, avendo il messaggio come centro, mi sono divertito a variare lo stile nella realizzazione dell’immagine. +

OZ:
Ho notevoli difficoltà tecniche che non mi permettono di creare immaginari profondissimi, vedute fantastiche o, banalmente, un corpo umano come si deve, ma credo di aver trovato un modo di esprimermi che rispecchia esattamente quello che voglio dire.

Olimpia Zagnoli
OZ Olimpia Zagnoli - Happyism OZ Olimpia Zagnoli - Happyism

Shout:
Un tempo ero più rigoroso in tal senso, in quanto pensavo fosse importante essere riconoscibile stilisticamente, per cui avevo creato un confine formale all'interno del quale realizzavo le mie illustrazioni. + Poi col tempo ho capito che per quanto ci sforziamo di cambiare stile rimaniamo sempre molto riconoscibili agli altri. La novità stilistica che mi sembrava rinnovare completamente il mio modo di illustrare non veniva registrata da nessuno.

OZ:
Non saprei dire come ci sono arrivata. Forse ascoltandomi bene.

Shout:
Oggi uso le immagini per esprimermi come uno scrittore fa con le parole, con la stessa facilità. Ciò è stato possibile grazie all’alto numero di immagini che eseguo giornalmente da molti anni. Ogni immagine che creo mi dà qualcosa, mi fa capire qualcosa, diventa parte del mio alfabeto visivo.

Shout
Shout Alessandro Gottardo - Caro figlio ti scrivo Shout Alessandro Gottardo - Caro figlio ti scrivo
Olimpia Zagnoli
Olimpia Zagnoli - Ilustration for La Repubblica Olimpia Zagnoli - Ilustration for La Repubblica

Shout:
Nei due anni che ho insegnato illustrazione concettuale allo IED di Milano, tra il 2006 e il 2007, chiedevo ai miei allievi di utilizzare al massimo 3 colori più il nero e il bianco. Volevo che avessero un problema in meno a cui pensare.

OZ:
Il colore ha lo stesso ruolo che potrebbe avere la cipolla in un sugo di pomodoro. La cipolla fa piangere, è indigesta e nemica dei baci, ma togliendo la cipolla il sugo sarà insipido.

Shout:
Un altro “trucco” che usavo spesso, oggi un po’ meno, era utilizzare il rosso come colore per segnare il dettaglio più importante all’interno dell’immagine. Questo espediente funziona solo se il rosso è presente unicamente in quel dettaglio. Il resto dell’immagine potrà avere al massimo altri due colori o meno ancora, magari una monocromia a tinte fredde e poi il dettaglio rosso.

OZ:
Il marrone è un colore difficile, spesso additato come vecchio, triste, ma provate ad associarlo ad un azzurro o ad un rosa e vedrete.

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Shout Alessandro Gottardo - Confessions Shout Alessandro Gottardo - Confessions

Shout:
Il vuoto è il mio strumento per isolare il cuore del messaggio e renderlo più potente. Ma penso che non ci sia solo questo. Il vuoto è ciò che mi piace quando il mio sguardo si ferma su qualcosa. È uno spazio che posso riempire con l’immaginazione.

OZ:
È una questione di gusto, di equilibri, di sensibilità, ma anche di istinto. Ogni volta per me la scelta del colore è un momento difficile.

Shout:
A un certo punto, contrariamente a quanto si tenderebbe a pensare, ho notato che più disegni piccola una persona all'interno di un foglio più è potente. Lo spazio attorno al personaggio diventa un palcoscenico enorme. E tu sei lo spettatore che sta cercando di capire cosa sta per succedere. Sei uno sguardo lontano che non può intervenire, solo assistere.

OZ:
Un piede, un orecchio, un ombelico, un dito sono elementi che conosciamo, ma sui quali il nostro sguardo continua a soffermarsi.

Olimpia Zagnoli
Olimpia Zagnoli - Tropico del Capricorno, Henry Miller OZ Olimpia Zagnoli - About the end of Symbolic Mediation

Shout:
Quando la figura è isolata avvertiamo, per una sorta di transfert, lo stesso isolamento. Quando lo sguardo non è sul personaggio e va sullo spazio ci si chiede del perché di questo spazio, lo mettiamo subito in relazione al personaggio o al soggetto isolato, non possiamo farne a meno, da qui parte la composizione di una mia immagine se voglio ottenere questa reazione dallo spettatore. +

OZ:
Il corpo è una silhouette, una bocca aperta, un neo, una storia. Mi piace pensare di poterlo rappresentare da lontano mentre prende il sole al mare e a volte invece entrarci e scoprirne le interiora.