Simone Massi

S. Massi:
Sono arrivato al cinema d'animazione per caso, dopo l'esperienza in fabbrica. Alla scuola d'Urbino si è sempre insegnata l'animazione tradizionale e almeno inizialmente non ho avuto scelta.

I. Imhoff:
La mia formazione è abbastanza eterogenea. Ho studiato pittura all'Accademia di Belle Arti e contemporaneamente ho svolto attività di grafico e designer di videogiochi.

S. Massi:
Negli anni è diventata una passione e una scelta mia, ragionata e difesa nonostante sia sempre stato consapevole dell'inattualità della procedura e delle difficoltà che comporta.

I. Imhoff:
Ad ogni modo il digitale, almeno nelle prime fasi, è stata una scelta più funzionale allo scopo di animare disegni e pitture in modo veloce e fluido, sfruttando le tecniche e i codici usati per sviluppare videogiochi.

S. Massi:
Ho sempre pensato che il segno debba tener conto della storia che si racconta e i primi anni li ho spesi in una ricerca continua di storie e di segni.

I. Imhoff:
Il tutto è nato da un progetto pittorico, nel quale ho cercato di ispirarmi alle pitture rupestri per via della loro carica espressiva e delle loro capacità di sintesi. Questo approccio, anche nei progetti più legati alla computer grafica, è stato mantenuto. Cerco di documentarmi il più possibile sulle storie o sui simboli che vorrei raccontare, e in base alle informazioni che recupero elaboro il segno o la sua sintesi più adatta allo scopo. Aggiungo inoltre che le fonti a cui attingo difficilmente sono immagini, se non in una fase secondaria.

I. Imhoff
Igor Imhoff - Family Portrait Igor Imhoff - Family Portrait

S. Massi:
Una decina d'anni fa ho trovato le storie più giuste per me, legate alla mia terra e ai miei vecchi, e da allora disegno con le sgorbie e le puntesecche, arnesi con la punta di ferro che mi permettono di incidere e scavare.

I. Imhoff:
L'aspetto stilistico è più legato al sonoro ed alla sua costruzione, forse l'elemento più costante e caratterizzante, almeno nel flusso di lavoro, dei miei video. L'idea è di basare i progetti su riletture di simboli o archetipi, sebbene declinati in spazi digitali.

S. Massi:
Realizzo animazioni in piano sequenza dal 1995, e recentemente ho capito che non sono più capace a fare altro.

I. Imhoff:
Dopo l’esperienza dei "Percorsi" il mio intento è stato quello di provare a raccontare qualcosa senza avvalersi della figura pittorica, arrivando all'estrema sintesi, sonora e soprattutto visiva.

Igor Imhoff

S. Massi:
L'animazione non sono mai riuscito a vederla come cartone animato o come cinema di finzione disegnato, per me è sempre stata uno spazio aperto, un luogo in cui si può tentare di dare una forma ai sogni.

I. Imhoff:
In realtà non c'è un vero e proprio montaggio, almeno non nel senso tradizionale del termine. (…) le immagini ed i movimenti sono realizzati come estensione del suono attraverso un algoritmo da me realizzato. Il montaggio in pratica è il patchwork di suoni e le immagini la diretta conseguenza.

S. Massi:
Il piano sequenza è viaggio, ricerca, avvicinamento, legame e memoria. In un film le singole sequenze sono separate da fossati e lo stacco è comodissimo, permette di risolvere tutto con un salto, di passare oltre e ad altro. Il piano sequenza è più laborioso, più leale e faticoso: costringe l'autore a ingegnarsi per trovare un modo, un'idea che tiene insieme. Una sorta di ponte che può essere percorso in entrambi i sensi.

I. Imhoff:
Il glitch in gergo è “l’errore non previsto”, anche se qui in qualche modo è controllato (…) Ed è reso possibile dall'instabilità del codice (dell'algoritmo) che permette di rendere le suggestioni visive appena accennate suscettibili a più interpretazioni.

S. Massi:
Io in genere parto da una piccola idea, una immagine o una parola. Col tempo ne arrivano innumerevoli altre e la difficoltà sta nel riconoscere le buone e nel dargli un ordine. Lavoro senza sceneggiatura e senza storyboard (non servirebbero a niente perché il piano sequenza non si può prevedere), le idee vengono mentre animo.

I. Imhoff:
È anche vero che essere autonomi ti permette la totale libertà di gestione dei tempi progettuali e il rapporto che si instaura con il progetto è intimo e profondo. (…) Molte volte ho cercato di mettere in crisi l'impianto dei lavori per garantirmi più sfaccettature e chiavi di lettura o più semplicemente per capire se il progetto non funziona e quindi fermarmi.

S. Massi
Simone Massi - La Memoria dei Cani Simone Massi - La Memoria dei Cani

S. Massi:
I ripensamenti ci sono ogni giorno, gli imprevisti invece sono rari perché negli anni ho acquisito esperienza e istinto e riesco a controllare il flusso abbastanza bene.

I. Imhoff:
Ci sono, però, delle costanti. La prima è una ricerca di testi e documenti relativi all'aspetto che si vuole prendere in esame (generalmente simboli o archetipi). Da questo momento il progetto è un susseguirsi di appunti scritti e di piccole frasi le quali si condensano non in uno storyboard, che di fatto non realizzo, ma in una serie di piccole intuizioni: descrizioni di gesti e suggestioni che si dovranno compiere nel video. Successivamente, sulla base di questi elementi, realizzo il sonoro e costruisco l'impianto di tempo sul quale andrò a posizionare le idee raccolte. Il girato e il montaggio avvengono in maniera quasi contemporanea. +