Igor Imhoff

I. Imhoff:
(…) ho trovato nel suono e nella sua costruzione l'elemento più importante per la mia produzione. Inizialmente, non avendo molta esperienza nel campo dell'animazione, ho usato i ritmi per scandire i tempi e i movimenti, poi il suono è diventato elemento caratterizzante al punto che ho iniziato a comporre personalmente le musiche dei miei progetti.

S. Massi:
Nei miei film il sonoro è pensato e costruito per creare nello spettatore uno stato d'animo particolare, di suggestione e smarrimento. L'idea di base è molto semplice: la dissonanza fra immagine e suono.

S. Massi:
Negli anni le storie sono cambiate e oltre al segno ho dovuto adeguare anche il sonoro. Da una decina d'anni mi sono impuntato sul tema delle radici e della civiltà contadina, le storie sono particolarmente drammatiche e mi sono dovuto inventare una maniera per raccontarle senza stare male.

I. Imhoff:
Ovviamente non avendo una preparazione musicale e non sapendo leggere un pentagramma, mi sono ingegnato con software di sintesi digitale (e qualche mio algoritmo) attuando un metodo che mi ha permesso di trasformare i suoni e rumori in una notazione musicale facilmente gestibile. L'immagine, alla quale dedico comunque molta attenzione, diventa così subalterna al suono.

S. Massi
Simone Massi - Lieve dilaga Simone Massi - Lieve dilaga

S. Massi:
Il lavoro procede su due piani: nel mio tolgo, tolgo finché ogni traccia di violenza e fisicità è scomparsa e le figure umane e animali sono ridotte a sagome di cartone. A Stefano Sasso lascio il compito di restituire parte di quei drammi, e nelle sue colonne sonore compaiono echi di miseria, di brutalità e di guerra.

I. Imhoff:
Nei miei primi lavori il suono aveva anche lo scopo di diventare un elemento aggiuntivo, una sorta di ingrediente aggiunto alla pittura.

S. Massi:
Nel mio film dico che è passato tanto tempo e in fondo non è successo niente d'importante: quello che si vede sullo schermo è un piccolo viaggio alla ricerca di qualcosa, delle immagini che scorrono. La colonna sonora di Sasso non è d'accordo, protesta, smentisce, ci ricorda i pianti, le grida, gli spari.

I. Imhoff:
Se i disegni parlassero, quali suoni produrrebbero? Da qui ho cercato di trasformare suoni della realtà in notazione musicale, poi le parti si sono invertite al punto che il suono catturato e rielaborato ha iniziato a modificare forme e tempi. Nei miei ultimi lavori il suono comanda le forme e gli spazi, fino a modificare i tempi e i movimenti dell'intero video.

S. Massi:
Nei primi anni ho cercato molto, velocemente e in più direzioni, e fra i diversi temi toccati c'era anche quello della memoria (penso al cortometraggio d'esordio e a "Tengo la posizione").

I. Imhoff:
Il tema della memoria, nelle sue forme, archetipe o anche più semplicemente visive, è forse per me una specie di ossessione. (…) sono elementi di una memoria passata ma persistente, capace di mutare i nostri comportamenti, e forse anche il nostro istinto.

I. Imhoff
Igor Imhoff - Little Falling Words Igor Imhoff - Little Falling Words

S. Massi:
In seguito è arrivata una maturità che mi ha fatto rallentare il passo e pensare di più. Ho guardato quello che avevo fatto e capito che il miscuglio di terra e radici era ciò che di più importante avevo da dire.

I. Imhoff:
Giocare con immagini o idee tratte da simboli immediatamente riconoscibili fa sì che lo spettatore, seppur ignorandone i significati profondi, sia in grado di rapportarsi con esse sulla base delle proprie esperienze dando di volta in volta una interpretazione sfaccettata e personale.

S. Massi:
Ho sempre sognato e disegnato in bianco e nero, qualcuno mi ha detto perché sono cresciuto in un'epoca in cui i film, i programmi e i fumetti erano in bianco e nero. Non lo so, so che con il colore non mi sono mai trovato, troppa ricchezza.

I. Imhoff:
Nei miei ultimi lavori, penso a "Zero" e "Kurgan", l'intento è stato quello di usare forme archetipe in chiave più contemporanea, ispirandomi visivamente ai videogiochi. Il segno primitivo dei lavori precedenti era più coinvolgente ed esplicito dal punto di vista emotivo, mentre in questi casi i segni si trasformano graficamente, chiarendo maggiormente la provenienza digitale; quindi il rimando a forme arcaiche è più concettuale, che si tratti della “Grotta” o di una lotta primitiva.

Simone Massi

S. Massi:
Il bianco e nero è povero, nostalgico, evocativo, drammatico, essenziale e si adatta come un guanto alle mie storie. L'unica concessione è una piccola macchia rossa che compare di tanto in tanto nei miei lavori e spezza il bianco e nero, ricorda i sacrifici, le speranze e le bandiere.

I. Imhoff:
(…) Qui è importante la sintesi visiva, che viene supportata dal sonoro ricco e stridente, capace di colmare o saturare il nero presente. (…)

S. Massi:
Ho avuto la fortuna di assistere ai riti della civiltà contadina con occhi di bambino. Una civiltà che era alla fine, ma questo l'avrei capito solo in seguito. Probabilmente è proprio nel momento in cui realizzo che è tutto finito che mi si rompe dentro qualcosa e mi prende il fuoco di raccontarlo. Amore nei confronti dei miei antenati, rabbia per quello che hanno dovuto passare.

I. Imhoff:
(…) più che la percezione della realtà mi interessa la rielaborazione del ricordo o della sua immagine, ossia in che modo un segnale distorto dal tempo o dal più banale glitch possa essere riletto e interpretato. Per questo non faccio distinzione tra i supporti sui quali questi segni sono prodotti e conservati. Tutto sommato penso che per quanto riguarda i segni ancestrali, aldilà dalle interpretazioni di carattere antropologico e storico delle quali ho una competenza ovviamente limitata, la differenza tra i vari segni sia definita solo dal tempo.

I. Imhoff
Igor Imhoff - Zero Igor Imhoff - Zero

S. Massi:
Disegno i fotogrammi con rabbia e con amore, ma nella costruzione della storia cerco di non far trasparire né l'una né l'altro.

I. Imhoff:
(…) Certo penso che anche tra 1000 anni una pittura in una grotta o su un pezzo di carta rimarrà leggibile, al contrario della memoria di una fotocamera. È forse questa consapevolezza a rendere questo ultimo tipo di memoria più debole e meritevole di attenzione.

S. Massi:
La struttura del film è costituita da immagini e suoni che ho visto o sentito quand'ero bambino, ma poi, appunto, tolgo tutto quello che posso, il dramma, il peso, le parole e i gesti. Mi sforzo di tramutare la Storia in sogno.

I. Imhoff:
(…) Sotto questo aspetto lavorare con il mezzo digitale, anche se ormai non è una novità, permette di avere un unico flusso di informazioni, senza distinguere tra vista e udito, e questo è sufficiente per analizzare la realtà, anche quella più banale, in modo diverso.