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VAV per CHEAP Green

Uno dei manifesti di VAV al Cheap festival

Quest’anno, da marzo a maggio, si è tenuta la seconda edizione di CHEAP Street Poster Art Festival, a Bologna, ideato e organizzato da due realtà culturali di riferimento per la città, eLaSTiCo e il TPO.

CHEAP vuole, e fa, la riqualificazione di spazi urbani periferici o in disuso.

Il Festival, ricchissimo di eventi diffusi su tutto il territorio cittadino, si è svolto in due fasi. La prima fase ha visto la realizzazione, a marzo, degli interventi di Paper Resistence e SZ ZS per il progetto CHEAP Green. Mentre dal 1 al 10 maggio Lucamaleonte, Martina Merlini, Hyuro, L.E.T. e Orticanoodles hanno realizzato le grandi opere principali del festival, interventi d’arte urbana in zone periferiche della città.
Parallelamente agli interventi degli artisti ospitati, sono state riempite le bacheche della città con centinaia di posters di autori selezionati attraverso una open call rispondente al tema Green.

Uno dei manifesti di VAV al Cheap festival

Uno dei manifesti di VAV per Cheap. Via San Giacomo, Bologna. Foto di Lara Delle Donne.

VAV ha inviato i suoi posters perché il festival ci piace dalla A alla Z, e perché il tema scelto non poteva che esserci caro.
Ringraziamo chi quest’intervento urbano lo fa per davvero, chi crea il progetto, chi ci lavora mesi e chi “attacca” sui muri e sulle bacheche di una città che ha fatto sua.

Volevamo rispondere con consapevolezza al tema della open call e lo abbiamo fatto proponendo un pensiero che condividiamo in pieno e di cui parliamo con Tellas e 108 nel secondo numero di VAV a proposito del rapporto tra autore e ambiente: è racchiuso nel testo Manifesto del Terzo paesaggio del paesaggista e botanico francese Gilles Clément, edito dalla Quodlibet nel 2005.
Clément definisce Terzo paesaggio quel luogo antropizzato dove crescono e si diffondono le specie vegetali che dimostrano una inaspettata resistenza ai diserbanti. Una flora che possiede una ricca biodiversità, che resiste alla cementificazione, che nasce ai confini tra centro abitato e campagna e che va ad impiantarsi proprio nelle crepe di muri e strade “infestando” gli spazi in abbandono. Clément suggerisce la considerazione in termini positivi di questo non-luogo naturale nei piani paesaggistici delle città, a favore della libera evoluzione di un paesaggio in cui la natura e l’uomo riprendano a convivere realmente.

Ed in questo l’esperimento di CHEAP sembra riuscirci brillantemente.

I tre manifesti di VAV per Cheap

VAV per CHEAP. I tre manifesti. Gilles Clément, Manifesto del Terzo Paesaggio. Quodlibet 2005

Di seguito riportiamo un estratto di Manifesto del Terzo Paesaggio da cui abbiamo tratto il testo dei tre manifesti di VAV.

Se si smette di guardare il paesaggio come l’oggetto di un’attività umana subito si scopre (sarà una dimenticanza del cartografo, una negligenza del politico?) una quantità di spazi indecisi, privi di funzione sui quali è difficile posare un nome. Quest’insieme non appartiene né al territorio dell’ombra né a quello della luce. Si situa ai margini. Dove i boschi si sfrangiano, lungo le strade e i fiumi, nei recessi dimenticati dalle coltivazioni, là dove le macchine non passano. Copre superfici di dimensioni modeste, disperse, come gli angoli perduti di un campo; vaste e unitarie, come le torbiere, le lande e certe aree abbandonate in seguito a una dismissione recente.

Tra questi frammenti di paesaggio, nessuna somiglianza di forma. Un solo punto in comune: tutti costituiscono un territorio di rifugio per la diversità. Ovunque, altrove, questa è scacciata.

Questo rende giustificabile raccoglierli sotto un unico termine. Propongo Terzo paesaggio, terzo termine di un’analisi che ha raggruppato i principali dati osservabili sotto l’ombra da un lato, la luce dall’altro.

Terzo paesaggio rinvia a Terzo stato (e non a Terzo mondo). Uno spazio che non esprime né il potere né la sottomissione al potere.

Fa riferimento al pamphlet di Seyès del 1789: “Cos’è il Terzo stato? — Tutto. Cosa ha fatto finora? — Niente. Cosa aspira a diventare? — Qualcosa”.

(…)

Presentare il Terzo paesaggio, frammento indeciso del Giardino planetario, non come un bene patrimoniale, ma come uno spazio comune del futuro.

Aspettando una terza edizione!